STUDIO PLASTICO DELLA FONTANA DEL DUEMILA

Per realizzare il plastico di questa fontana monumentale, mi sono ispirato a un elemento di una delle nostre tradizioni più antiche: la “tina”, usata per attingere acqua.

I secoli e il quotidiano formarono questo utensile dando ad esso un’eleganza e una forma ginomorfa.

Ho quindi posto uno sull’altro tre elementi di questo utensile, dando ad essi, secondo il mio stile proiettato verso il duemila, una forma spaziale slanciandoli in volute ellissoidali.

Questa ellitticità si sviluppa nei primi due elementi in senso orizzontale, con una sensibile tendenza verso l’alto. Il terzo elemento, quello superiore, si sviluppa in senso verticale e porta all’evidenza l’allusione insita nella forma della tina: la donna.

A metà circa delle braccia ( o manici) sono evidenti i polsini aperti, secondo il ricco costume delle nostre ave.

I manici-braccia della figura posta sulla sommità dell’opera terminano con le mani, di cui l’una solleva il lembo della gonna (ciàrreca), l’altra si posa su un fianco in un atteggiamento tipico delle nostre donne.

Ai piedi della scultura ho aperto il cercine, o fazzolettone, quello che, arrotolato, fungeva da cuscinetto tra la base della tina e la testa della portatrice d’acqua.
 
Questo fazzolettone è aperto a formare la vasca di base della fontana.
Gli zampilli d’acqua completano il disegno e l’orientamento dell’opera nello spazio.

Giulio Tamburrini Atina 1994


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