STUDIO PLASTICO DEL MONUMENTO A GABRIELE D’ANNUNZIO

In Italia e nel mondo non esiste un monumento a Gabriele d’Annunzio.
Consapevole di tale lacuna, ho realizzato un’opera monumentale che sia sintesi della figura, del valore, della poiesi del Poeta.

Ho voluto recuperare quanto di lui ci illumina e ci forma.

Con questo lavoro ho inteso ergere nello spazio un ectoplasma che fosse parola e immagine, sembianza dello spirito del Poeta.

“Ogni parola e un esorcismo e ogni spirito ch’ella evochi, mi appare”, egli diceva.

In questa mia “parola” che si fa evocazione quasi esoterica, ho voluto imprigionare il suo spirito perché per qualche istante polarizzi su di sé la nostra riflessione guidandola per i territori magici della sua dimensione poetica.

II basamento: cuspide di un monte — l’Ida? -, rampa di lancio, rostro, prua?
Al fruitore la pagina bianca su cui scrivere la sua verità.

L’ala di Icaro, la storia dell’ameba-uomo, che ha un sogno. Quel sogno che, secondo gli scienziati, e il nostro antenato più antico: esso e padre e figlio del magnetismo universale e, per dirla con Borges, è l’attività estetica più antica del mondo.

Nessun conoscitore di d’Annunzio pub pensarlo estraneo a quel sogno dell’Universo, quello di attingere l’eterno: dal caos al cosmo, da Pasife al carro del Sole.
Il Poeta, legato all’ala di quel sogno, supera, come ogni artista, i confini dell’effimero e attinge “le altezze soprane”, arriva fino alle fonti della Genesi, nell’età dell’oro, all’Eden.


L’ala, il sogno, l’uomo, il sogno, l'ala

Nomina sunt omina. L’antico detto si fa Gabriele d’Annunzio ed esplode come un big bang su quel mondo che sta tra l’epoca dei morti e quella dei falsi vivi e dice cose.

Sulla lingua e sulla vita italiana e mondiale egli inarca un ponte che sfocia in una nuova era.

La lingua italiana subisce un abbrivo di vitalità, diventa immaginifica, si modella in forme e suoni sorprendenti, aduna miti e leggende nate nella fanciullezza di quella storia che è ormai al di là del tempo, Ii rimodella per un presente fuggitivo, Ii balestra in un futuro impossibile.

II balestriere immaginifico scaglia, come ogni profeta, la sua veggenza oltre il tempo per varcarlo, per vincerlo.

Lo sferoide della testa, che fa da nucleo collidente de||’espressione plastica, per l’occhio del fruitore è il deus ex machina di tutta l’opera.

Si erge dall’ala tronca come da un capezzale insopportabile, evocando, nella solitudine di un candore metafisico, i versi riportati sul fianco del basamento.

Il traliccio che lega la doppia ala, chiama alla memoria i leggendari Caproni con cui il Poeta compi le su più sonanti imprese.

Giulio Tamburrini, Chieti, 25 ottobre 2006


::SLMEDIA:NET::